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  • Daniele Gennara

Un nuovo libro. Incontro tra storia e tecnologia ​

Actualizado: 20 de abr de 2019

Come disse un mio caro professore la scorsa estate "diavolo, satana, belzebù, chiamalo come vuoi; in ogni epoca il Male appare al mondo in maniera diversa: attualmente è l'informatica".

Questa passione risuonò in un pomeriggio estivo, all'ombra degli abeti di montagna, a condanna dei cosiddetti lettori ebook.

Ho ancora in testa l'eco di quelle parole apocalittiche, amplificato da ogni volta che accendo il lettore che ho in valigia. Oggi, dopo due mesi di utilizzo e con un pò di imbarazzo collaborazionista, penso "tutto sommato non sono così malvagi".

Inizialmente è strana la sensazione di leggere in modo diverso. Dopo una vita passata a sfogliare libri improvvisamente non ci sono le pagine fisiche e nemmeno l'unità di misura 'pagina', non c'è più l'oggetto libro che occupa la libreria di casa. Si compra solo una licenza d'uso - quindi il servizio offerto da un'azienda, si sottolinea in modo impacciato con un tocco non con l'agilità di una matita e quando la batteria finisce non si può leggere. Tutte cose demoniache.

L'abitudine mi ha ormai reso avvezzo a tutto questo, ed ha fatto di più: ora apprezzo il dizionario istantaneo, gli estratti gratuiti, l'acquisto immediato e, più semplicemente, la portabilità.

Informatica. Diavolo. Futuro.


In Altre inquisizioni, opera di quell'antesignano uomo ipertestuale che è stato Borges, c'è un capitolo intitolato Del culto dei libri. Nell'introduzione Borges cita come alcuni degli autori più illustri dell'antichità testimoniarono contro il valore della parola scritta, contro il libro come oggetto sovrano della cultura, mantenendosi a favore della parola orale.

Cito gli oppositori, senza verificare la veridicità ma con piena fiducia nel sunto dell'argentino: Pitagora, Platone, Clemente di Alessandria, Cristo.

Oggi pare impensabile che un oggetto di così sacra fama come il libro, il quale ha prodotto una categoria umana diffusa in ogni angolo della terra e che risponde al nome de 'i bibliofili', di cui lo stesso Borges fu uno più convinti rappresentanti, soffrì un pesante attacco discriminatorio durante i suoi primi anni di vita. Eppure così fu.

L'autore enuncia le critiche imputate al libro: è un oggetto morto perché non risponde alle domande che gli si porgono, non può decidere da chi essere letto mentre un maestro sceglie il proprio discepolo, un libro può essere frainteso da un lettore malvagio o stupido mentre l'oracolo si esprime con termini adeguati alla persona che ha davanti.


Se gli oppositori, dal basso delle loro tombe, continuassero tutt'oggi a non apprezzare la parola scritta, la mia ipotesi è che la pace, se non è vicina, neppure è impossibile.

Mi spiego: se l'informatica moderna è una scienza acerba il cui sviluppo al giorno d'oggi non gode di una potenza e una maturità che solo nei decenni, o nei secoli, successivi riuscirà a raggiungere, allora il lettore ebook che ho tra le mani è solo un grezzo prototipo del suo glorioso futuro.

Il nuovo libro di domani metterà d'accordo passato e futuro, parola orale e parola scritta.

Adatterà il proprio contenuto in relazione alla persona che avrà davanti, accertandosi che, cambiate le parole, il messaggio rimarrà intatto.

Potrà essere un libro aperto a tutti o, se l'autore ne avesse il motivo, non potrà essere consultabile. Sarà composto da tantissime risposte che l'autore potrà applicare al testo e solo quando un lettore farà una domanda verrà elaborata la relativa risposta.

Insomma, sarà un oggetto nuovo, profondo, multiforme e multistrato.

Continuerà a somigliare ad un artefatto infernale o avvicinerà l'uomo al divino, come lo farà pure l'immortalità?

La mia scommessa è a favore di una pace attesa già da troppo tempo: la storia perdonerà la tecnologia, la tecnologia apprenderà dalla storia.